MSDS-Europe – Bussola per la sicurezza chimica – Normativa PFAS 2025–2026
Nel 2025–2026, i PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) rappresentano nell’UE una questione al tempo stesso normativa, commerciale e tecnica.
Il processo di restrizione PFAS su ampia scala nell’UE sta avanzando per fasi: il Comitato per la valutazione dei rischi (RAC) dell’ECHA ha già adottato il proprio parere, mentre il parere finale del Comitato per l’analisi socioeconomica (SEAC) è atteso entro la fine del 2026. Parallelamente, per la schiuma antincendio contenente PFAS esiste già una restrizione adottata, accompagnata da indicazioni dettagliate per la transizione.
L’obiettivo di questo articolo è fornire agli operatori economici (fabbricanti, importatori, distributori, utilizzatori a valle) un quadro chiaro ma tecnicamente preciso. L’attenzione è rivolta alle azioni aziendali e all’attuazione pratica.
PFAS è il termine collettivo che indica le sostanze per- e polifluoroalchiliche. Queste sostanze sono spesso impiegate per la loro elevata stabilità chimica, ma molte di esse sono anche estremamente persistenti nell’ambiente. Per questo motivo, la riduzione delle emissioni e la sostituzione stanno diventando priorità in un numero crescente di settori.
Una delle principali difficoltà di conformità consiste nel fatto che “PFAS” non indica una singola sostanza, bensì un ampio gruppo di sostanze. È quindi essenziale che l’azienda e i suoi fornitori intendano la stessa cosa quando parlano di PFAS. L’OCSE ha pubblicato una raccomandazione specifica per armonizzare la terminologia PFAS e favorirne l’uso coerente tra più soggetti.
Secondo lo stato più recente del processo normativo, la restrizione PFAS di portata generale è entrata in una fase avanzata della valutazione scientifica. Il RAC ha già adottato il proprio parere, mentre il completamento dell’esame da parte del SEAC è previsto entro la fine del 2026.
Ciò significa che il biennio 2025–2026 è soprattutto un periodo di preparazione, raccolta dati e pianificazione di alternative e percorsi di transizione.
Il messaggio chiave per le imprese è chiaro: non conviene prepararsi a un solo “grande giorno”, ma a un programma interno capace di gestire requisiti graduali e diversi da settore a settore. L’evoluzione della normativa PFAS va quindi monitorata con continuità.
Nel quadro REACH è già stata adottata una restrizione per la schiuma antincendio contenente PFAS. La normativa prevede periodi transitori differenti in funzione del tipo di utilizzo.
Le prime scadenze chiave iniziano il 23 ottobre 2026, e l’attuazione è graduale, con requisiti e divieti anticipati per alcuni impieghi, tra cui specifiche categorie di estintori portatili.
Dal punto di vista operativo, la transizione non riguarda soltanto la sostituzione del prodotto. Coinvolge anche la pulizia dei sistemi, la riduzione dell’uso di liquidi, lo stoccaggio, la gestione dei rifiuti e lo smaltimento.
La direttiva (UE) 2020/2184 impone agli Stati membri di garantire, entro il 12 gennaio 2026, il rispetto dei valori parametrici relativi ai PFAS nelle acque destinate al consumo umano.
Nella pratica della conformità, non conta solo il valore limite, ma anche la misurazione.
La Commissione europea ha pubblicato orientamenti tecnici sui metodi idonei al monitoraggio di PFAS Total e Sum of PFAS, a seguito della consultazione con gli Stati membri.
La parte “centrale” della regolamentazione UE è comune, ma l’attuazione può variare da uno Stato membro all’altro. In genere, tali differenze non riguardano l’obiettivo, bensì le modalità di applicazione.
Nel caso delle direttive, ad esempio in materia di acqua potabile, gli Stati membri recepiscono i requisiti nel diritto nazionale. Possono inoltre introdurre valori più severi o parametri supplementari.
La frequenza delle ispezioni, l’ambito della documentazione richiedibile e la prassi sanzionatoria possono differire da uno Stato membro all’altro. Per questo motivo, una buona prassi consiste nel creare un sistema interno di registrazione che copra documentazione, misurazioni e gestione delle modifiche, invece di puntare soltanto al minimo indispensabile.
Nella transizione relativa alla schiuma antincendio, i passaggi tecnici sono relativamente ben definiti a livello UE, ma i percorsi concreti di gestione dei rifiuti e di smaltimento possono variare da uno Stato membro all’altro.
Ciò è particolarmente importante per le giacenze pregresse, le acque di risciacquo e i flussi contaminati generati durante la pulizia degli impianti.
Gli orientamenti metodologici della Commissione individuano metodi analitici e approcci idonei, ma la capacità dei laboratori, le pratiche di accreditamento e le aspettative delle autorità possono variare da Paese a Paese.
Per questo motivo, è importante definire in anticipo l’obiettivo della misurazione: dimostrare la conformità, verificare l’efficacia di una transizione oppure individuare una possibile via di emissione.
I PFAS non sono soltanto un tema per i fabbricanti di sostanze chimiche. Spesso emergono laddove la prestazione del prodotto è critica, ad esempio nei rivestimenti, nelle guarnizioni o nei trattamenti superficiali, oppure dove esistono scorte e sistemi, come nella protezione antincendio.
Possono essere coinvolti, ad esempio:
L’approccio seguente ha lo scopo di sostenere contemporaneamente conformità legale e continuità operativa. L’ordine proposto segue volutamente una logica di progetto.
Iniziate mappando la possibile presenza di PFAS nell’organizzazione:
Un filtro pratico consiste nel cercare anche per funzione, ad esempio effetto antiaderente, idrorepellenza o resistenza chimica. Questo aiuta a identificare gli impieghi “nascosti” di PFAS.
La scheda di dati di sicurezza è un documento fondamentale, ma non sempre basta per dimostrare in modo inequivocabile la presenza o l’assenza di PFAS. In alcuni casi, la SDS non fornisce informazioni sufficienti sulla presenza di PFAS come famiglia di sostanze, oppure i dettagli sono limitati per ragioni di riservatezza commerciale.
La soluzione pratica consiste in una richiesta mirata di dati ai fornitori, basata su una definizione uniforme. Le raccomandazioni terminologiche dell’OCSE possono fungere da riferimento solido per questa armonizzazione.
Blocchi tematici consigliati:
I criteri di priorità possono includere:
Nel caso della schiuma antincendio, è spesso opportuno avviare un progetto di transizione dedicato, poiché le fasi tecniche e i requisiti documentali sono complessi.
Uno degli errori più frequenti è l’approccio del “misuriamo tutto”. È preferibile definire prima un obiettivo chiaro:
Nel contesto dell’acqua potabile e del monitoraggio, risorse tecniche come le fonti di informazione e le banche dati per la preparazione delle SDS possono aiutare a selezionare riferimenti affidabili e approcci di valutazione adeguati.
I PFAS sono spesso determinanti per la prestazione. Una sostituzione solida è stabile solo se comprende:
L’affermazione “PFAS-free” è difendibile solo se supportata da:
In mancanza di questi elementi, l’affermazione può trasformarsi in un rischio in caso di reclamo del cliente, gara o audit.
Le attività tipiche di un progetto di transizione includono:
La normativa PFAS nell’UE è in rapida evoluzione. La strategia aziendale più sicura è una trasparenza dimostrabile: inventario, dati dei fornitori, misurazioni mirate, sostituzione pianificata e, dove pertinente, un progetto dedicato per la transizione della schiuma antincendio.
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